La matematica....che brutta bestia! Personalmente, me la sono sempre cavata benino, anche se non posso dire di averla amata o bene appresa, infatti adesso non ricordo quasi niente delle regoline studiate. Quando mi riusciva mi divertiva, ma era un divertimento sempre molto meccanico: conosci le formule, applicale. Se mi si fosse presentato un problema simile ad uno che sapevo risolvere, ma richiedeva un qualche accorgimento in più, mi sarei bloccata. Il nostro straordinari professore dei primi anni di liceo ci abbandonò per la pensione: è arrivata una tipa che capiva la matematica quanto posso saperne io di come si costruisce un’ astronave. Se ai compiti risolvevamo gli esercizi in modo corretto ma non come lei trovava scritto nel suo fedele libro "Algebra per i principianti, esercizi risolti", il 2 era assicurato. In più, e qui mi riallaccio al commento sul seminario I have a dream dove sostenevo che i professori devono sapere ma anche saper trasmettere, non solo da lei non ci veniva nè passione nè curiosità, ma neppure una qualche minima forma di insegnamento. Ragazzi questo problema si risolve con questa formula. Perchè? Se provassimo a semplificare? E per un problema simile? No, il fedele libro dice che si fa così. Ad ogni problema la sua formula, ad ogni formula un posticino nel nostro cervello, per memorizzarla,mai per capirla.
Come ascoltare una parte di un discorso e fraintenderlo, leggere una strofa della Divina Commedia e dedurne che Dante odiava Firenze, come guardare la bambina de “ Le tre età della donna” di Klimt, e non vedere che si parla della vita.
lunedì 19 maggio 2008
Il valore del contesto (compito 5)
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