mercoledì 9 aprile 2008

I care

Ho letto i commenti sul blog del prof su questa "variazione superfacoltativa" del 6°compitino. Dal momento che, come ho ampiamente dimostrato, sono quasi totalmente incapace di esprimere il mio pensiero in poche righe, ho voluto commentare quell'I care qui, sul mio blog.
Sinceramente, quando ho letto la variazione del titolo del seminario non mi è venuto immediato pensare alla Barbiana di Don Milani. In quelle due parole non c'è solamente un pezzo di storia, la storia di un uomo (perchè prima di essere un prete era un Uomo) che si è scontrato con le convenzioni di un'epoca, aprendo gli occhi e schiarendo tante menti (anche se aveva una concezione della scuola non meritocratica, come si capisce leggendo "Lettere a una professoressa"), la storia di una lotta dura, non solo al pensiero fascista ma contro le radici stesse di quel pensiero; no, ci sono altri significati, altri spunti che possiamo cogliere anche oggi, quando, almeno noi ventenni, ci sentiamo tanto lontani dalla Guerra e dagli anni Cinquanta.
"I care" riassumeva le finalità educative di una scuola orientata alla presa di coscienza civile e sociale, e oggi deve avere lo stesso significato. Nell'ambito scolastico, certo. Quanti di noi hanno incontrato professori che preferivano usare le ore di lezione per contestualizzare la storia, la filosofia, le lettere, quanti hanno chiesto a lezione i nostri pensieri, quanti non si sono arrabbiati per un'opinione contraria cercando invece una discussione costruttiva sui punti su cui eravamo in disaccordo? o forse la maggior parte preferisce leggere Petrarca e basta. Parlare dei "capei d'oro a l'aura sparsi " e basta. Leggere le magnifiche lettere di Jacopo Ortis e basta. Senza andare oltre, senza domande. Preferiscono, sì, perchè è più facile. che fatica leggere una poesia, spiegarla con le solite parole che ormai sanno a memoria, visti i tanti anni passati a leggerla e commentarla! solo spreco di voce. Ma se quella poesia venisse letta, spiegata col cuore, contestualizzata (qui sto sfociando in un altro argomento dei compitini!)...insomma, se ci si chiedesse di più perchè. Non perchè l'Ortis del Foscolo fosse in esilio o volesse uccidersi, e allora ti parlano di Napoleone e compagnia bella. Ma come poteva sentirsi, cosa ne pensiamo, e oggi sarebbe possibile una situazione simile? l'Ortis non è morto se noi continuiamo a farci queste domande. Perchè sono le domande che ci fanno andare avanti, il chiedersi perchè, con la stessa innocenza e curiosità di un bimbo di due anni che chiede perchè, perchè, perchè...
Ma anche nell'ambito privato. La scuola non è fantastica, a parer mio ha una serie di buchi che si è cercato di rattoppare alla meno peggio e falle che si fa finta di non vedere. E per quanto sia importante, non è tutto. è facile addossare la colpa alla scuola: non studio perchè la professoressa è stupida e al compito si copia benissimo. complimenti davvero! ma la coscienza dove finisce? e la responsabilità va a farsi fottere. è questo il vero significato dell'I care. capire le cose che non vanno, e non cercare subito di modificarle ma prima di tutto cercare di modificare noi stessi per prenderne il meglio e di più. ok, discorso contorto. torniamo all'esempio di prima: la prof è scema e al compito si copia. due sono i pensieri possibili: 1- se la scuola funzionasse a puntino (o anche solo un puntino meglio) non ci sarebbero professori incompetenti che non spiegano/ci fanno copiare... quindi la colpa è della scuola, andrebbe cambiata ma non sono il ministro dell'istruzione, e allora pace. mi son posto il problema per trenta secondi, è più che sufficiente. insomma, questo è l'atteggiamento del "Me ne frego". 2- insegnante incompetente, la scuola è un schifo. cerco di capire come cambiare le cose....ma se invece studiassi lo stesso? se provassi da sola a capire, anche se il prof non ha spiegato? e magari, se andassi a parlare col prof? cioè I care. è un concetto fantasticamente egoistico l'I care. egoistico in senso buono (son convintissima che l'egoismo, in certe forme ed entro certi limiti, non sia affatto un concetto negativo, anzi, un atteggiamento molto sano). I care, mi preoccupo, mi importa, partecipo. e lo faccio in primo luogo per me stessa. perchè se studio una cosa che nessuno mi ha speigato, è perchè poi dopo posso dire di saperla, diventa parte di me. perchè se mi interesso a quello che mi circonda, non vivo estraniata dall'ambiente ma sento che faccio parte del mondo, che questo mondo è un pò anche mio. se non so niente del mondo, non può appartenermi. devo conoscere una cosa per possederla. e per conoscere qualcosa devo cercarla, studiarla, capirla. per farlo devo essere curiosa, devo pormi delle domande. e come potrei chiedermi "Perchè" se pensassi sempre e solo "non me ne può fregare di meno"?no, per chiedere perchè, essere curiosi, conoscere il mondo, se stessi, gli altri DEVE IMPORTARMI del mondo, di me stesso e degli altri.
I care è un dovere che abbiamo prima di tutto verso noi stessi.

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